Venerdì 6 Aprile ore 21.15
Sala convegni Kursaal - Giulianova Lido

PRESENTAZIONE DEL LIBRO

"Generare tracce nella storia del mondo"
di Don Luigi Giussani, Stefano Alberto, Javier Prades




“Il cristianesimo è un avvenimento. Non esiste altra parola per indicarne la natura: non la parola legge, né le parole ideologia, concezione o progetto. Il cristianesimo non è una dottrina religiosa, un seguito di leggi morali, un complesso di riti. Il cristianesimo è un fatto, un avvenimento: tutto il resto è conseguenza.” (dall’introduzione del libro)
 

È intervenuto il professor Costantino Esposito
Docente di Storia della Filosofia presso la Facoltà di Lettere dell'Università degli Studi di Bari



Realizzato con il patrocinio del Comune di Giulianova

Spettatori presenti: 290

Introduzione del libro


GENERARE TRACCE NELLA STORIA DEL MONDO
LUIGI GIUSSANI - STEFANO ALBERTO - JAVIER PRADES

Ed. Rizzoli £.25000
Introduzione

"NELLA SEMPLICITÀ DEL MIO CUORE LIETAMENTE TI HO DATO TUTTO"*

Tento di dire come è sorto in me un atteggiamento - che Dio avrebbe benedetto, come ha voluto - che io non potevo prevedere né tanto meno volere.

1. "Che cosa è l'uomo perché te ne ricordi, il figlio dell'uomo perché te ne curi?".1 Nessuna domanda mi ha mai colpito, nella vita, così come questa. C'è stato solo un Uomo al mondo che mi poteva rispondere, ponendo una nuova domanda: "Qual vantaggio avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero e poi perderà se stesso? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio di sé?"2
Nessuna domanda mi sono sentito rivolgere così, che mi abbia lasciato il fiato mozzato, come questa di Cristo!
Nessuna donna ha mai sentito un'altra voce parlare di suo figlio con una tale originale tenerezza e una indiscutibile valorizzazione del frutto del suo seno, con affermazione totalmente positiva del suo destino; è solo la voce dell'Ebreo Gesù di Nazareth. Ma più ancora, nessun uomo può sentire se stesso affermato con dignità di valore assoluto, al di là di ogni sua riuscita. Nessuno al mondo ha mai potuto parlare così!
Solo Cristo si prende tutto a cuore della mia umanità. É lo stupore di Dionigi l'Areopagita (V secolo): "Chi ci potrà mai parlare dell'amore all'uomo proprio di Cristo, traboccante di pace?".3 Mi ripeto queste parole da più di cinquant'anni!
Per questo la Redemptor Hominis è entrata nel nostro orizzonte come bagliore in piene tenebre avvolgenti la terra oscura dell'uomo di oggi, con tutte le sue confuse domande.
Grazie, Santità.
É una semplicità del cuore quella che mi faceva sentire e riconoscere come eccezionale Cristo, con quella immediatezza certa, come avviene per l'evidenza inattaccabile e indistruttibile di fattori e momenti della realtà, che, entrati nell'orizzonte della nostra persona, colpiscono fino al cuore.
Riconoscere che cosa sia Cristo nella nostra vita investe allora la totalità della nostra coscienza del vivere: "Io sono la Via, la Verità, la Vita".4
"Domine Deus, in simplicitate cordis mei laetus obtuli universa"5 ("Signore Dio, nella semplicità del mio cuore lietamente Ti ho dato tutto"), recita un'orazione della Liturgia ambrosiana. Che il riconoscimento, poi, sia vero si vede dal fatto che la vita, così, ha un'ultima, tenace capacità di letizia.

2. Come questa letizia, che è gloria umana di Cristo, e che mi riempie cuore e voce in certi momenti, può essere scoperta vera, ragionevole all'uomo di oggi?
Perché quell'Uomo, l'Ebreo Gesù di Nazareth, è morto per noi ed è risuscitato. Quell'Uomo risorto è la Realtà da cui dipende tutta la positività dell'esistenza di ogni uomo.
Ogni esperienza terrena, vissuta nello Spirito di Gesù, Risorto da morte, fiorisce nell'Eterno. Questa fioritura non sboccerà solo alla fine del tempo; essa è già iniziata nel crepuscolo della Pasqua. La Pasqua è l'inizio di questo cammino alla Verità eterna di tutto, cammino, quindi, che è già dentro la storia dell'uomo.
Cristo, come Verbo di Dio incarnato, si rende infatti presente, in quanto Risorto, in ogni tempo, attraverso tutta la storia, per arrivare dal mattino di Pasqua alla fine di questo tempo, di questo mondo.
Lo Spirito di Gesù, cioè del Verbo fatto carne, si rende sperimentabile, per l'uomo di ogni giorno, nella Sua forza redentrice di tutta l'esistenza del singolo e della storia umana, nel cambiamento radicale che produce in chi si imbatte in Lui e, come Giovanni e Andrea, Lo segue.
Così per me la grazia di Gesù, nella misura in cui ho potuto aderire all'incontro con Lui e comunicarLo ai fratelli nella Chiesa di Dio, è diventata l'esperienza di una fede che nella Santa Chiesa, cioè nel popolo cristiano, si è svelata come chiamata e volontà ad alimentare un nuovo Israele di Dio:
"Populum Tuum vidi, cum ingenti gaudio, Tibi offerre donaria" ("Ho visto il Tuo popolo, con grandissima gioia, riconoscere l'esistenza come offerta a Te"), continua la preghiera della Liturgia.6
Ho visto così succedere il formarsi di un popolo, in nome di Cristo. Tutto in me è diventato veramente più religioso, fino alla coscienza tesa a scoprire che "Dio è tutto in tutto".7 In questo popolo la letizia è diventata "ingenti gaudio", fattore decisivo, cioè, della propria storia come positività ultima e, quindi, come gioia.
Quello che poteva sembrare, al massimo, un'esperienza singolare diventava un protagonista nella
storia, perciò strumento della missione dell'unico Popolo di Dio.
Questo ora fonda la ricerca dell'unità espressa tra di noi.

3. Conclude il prezioso testo della Liturgia ambrosiana: "Domine Deus, custodi hanc voluntatem cordis eorurn"8 ("Signore Dio, salva questa disposizione del loro cuore").
L'infedeltà sempre insorge nel nostro cuore anche di fronte alle cose più belle e più vere, in cui, davanti all'umanità di Dio e alla originale semplicità dell'uomo, l'uomo può venire meno per debolezza e preconcetto mondano, come Giuda e Pietro. Pure l'esperienza personale dell'infedeltà che sempre insorge, rivelando l'imperfezione di ogni gesto umano, urge la continua memoria di Cristo.
Al grido disperato del pastore Brand nell'omonimo dramma di Ibsen ("Rispondimi, o Dio, nell'ora in cui la morte m'inghiotte: non è dunque sufficiente tutta la volontà di un uomo per conseguire una sola parte di salvezza?")9 risponde l'umile positività di santa Teresa del Bambin Gesù che scrive:
"Quando sono caritatevole è solo Gesù che agisce in me".10
Tutto ciò significa che la libertà dell'uomo, sempre implicata dal Mistero, ha come suprema, inattaccabile forma espressiva, la preghiera. Per questo la libertà si pone, secondo tutta la sua vera natura, come domanda di adesione all'Essere, perciò a Cristo. Anche dentro l'incapacità, dentro la debolezza grande dell'uomo, è destinata a perdurare l'affezione a Cristo.
In questo senso Cristo, Luce e Forza per ogni suo seguace, è il riflesso adeguato di quella parola con cui il Mistero appare nel suo rapporto ultimo con la creatura, come misericordia: Dives in Misericordia. Il mistero della misericordia sfonda ogni immagine umana di tranquillità o di disperazione; anche il sentimento di perdono è dentro questo mistero di Cristo.
Questo l'abbraccio ultimo del Mistero, contro cui l'uomo - anche il più lontano e il più perverso o il più oscurato, il più tenebroso - non può opporre niente, non può opporre obiezione: può disertarlo, ma disertando se stesso e il proprio bene. Il Mistero come misericordia resta l'ultima parola anche su tutte le brutte possibilità della storia.
Per cui l'esistenza si esprime, come ultimo ideale, nella mendicanza. Il vero protagonista della storia è il mendicante: Cristo mendicante del cuore dell'uomo e il cuore dell'uomo mendicante di Cristo.

Luigi Giussani


*Testimonianza di don Luigi Giussani durante l'incontro del Santo Padre Giovanni Paolo II con i movimenti ecclesiali e le nuove comunità. Piazza San Pietro, Roma, 30 maggio 1998.
1Sal 8,5.
2Mt 16,26; cfr. Mc 8,36ss; Lc 9,25s.
3Dionigi l'Areopagita, De divinis Nominibus 953 A 10.
4Gv 14,6.
5Orazione d'Offertorio della antica liturgia della festa del SS. Cuore di Gesù, in Messale Ambrosiano. Dalla Pasqua all'Avvento, Milano 1942, p. 225. Cfr. anche i Cr 29,17-18.
6Cfr nota 5.
7 1 Cor 15,28.
8 Orazione d'Offertorio della antica liturgia della festa del SS. Cuore di Gesù, in Messale Ambrosiano..., op. cit.
9H. Ibsen, Brand, BUR, Milano 1995, p. 240.
10Teresa di Lisieux, Storia di un'anima, Ancora, Milano 1997, p. 291.

I CANTI DI APERTURA


Luntane, cchiù luntane

Pe cantà sta chiarità
ncore me sente tremà!
Tutte stu ciele stellate, tutte stu mare
Che me fa sugnà.
Ma pe 'tte sole, pe 'tte esce dall'anima me,
mezz'a stu ciele, stu mare, nu cantemente che nze po tenè.

Luntane, cchiù luntane de li luntane stelle,
luce la luce cchiù belle
che me fa ncore cantà.
Luntane cchiù…

Marinà, s'ha da vugà tra tutta sta chiarità,
cante la vele a lu vente, nu cante granne che luntane và:
tu la si ddove vò i' st'aneme pe' ne' murì
bella paranze. Luntane 'nghe sti suspire tu i' da menì.

Luntane…

Lontano, più lontano

Per cantare questo chiarore, in cuore mi sento tremare! Tutto questo cielo stellato, tutto questo mare che mi fa sognare. Ma per te solo, per te esce dall'anima mia, in mezzo a questo cielo, a questo mare, un canto che non si può trattenere. Lontano, più lontano delle lontane stelle, riluce la luce più bella che mi fa ancora cantare. Lontano… Marinaio, si deve remare tra tutto questo chiarore, canta la vela al vento un canto grande che lontano va. Tu lo sai, bella barca, dove vuole andare quest'anima per non morire… Lontano con questi sospiri tu devi venire. Lontano…

New creation

What can I call my Home?
Who is my family?
Where do I come from?
What is my History?
Someone long ago
Sailed across the sea
Left his native home in search of liberty
As he stepped aboard
Was he really sure
What he was aiming toward.
What he was looking for?
Did he long for home
In a land so strange?
Did he lose his memory
When his name was changed?
Did he sell his history
For a new world fantasy
He could never find beyond his dreaming mind?
In our land of liberty,
Oh say, did you ever see
The ideal plan,
the self made man?
And so George Washington,
I found the liberty
That Abram Lincoln
Could not have given me
Please tell your orphan son
I finally found freedom
More than he could have seen in his
American Dream
The amber waves of grain
Will never be the same.
'Cause God has shed his grace
Through a human face.
It happened long ago,
Our friendship shows us how
An event so unforeseen
Still happens, here and now.
In a broken history
There's a new reality,
If you're more aware than dreamers ever dare.
Come and share our liberty,
Follow us and you will see
A new nation, a new creation
A new creation.

Una nuova creazione
Qual'è la mia casa? Qual è la mia famiglia? Da dove vengo e qual è la mia storia? Qualcuno, tanto tempo fa, attraversò il mare lasciando la sua terra in cerca di libertà. E mentre salpava, era davvero sicuro di quel che voleva, di quel che andava cercando? Aveva nostalgia di casa in una terra straniera? Perse memoria di sé quando il suo nome fu cambiato? Vendette la sua storia in cambio del sogno di un nuovo mondo che poteva trovare al di là della sua mente sognate?. Nella nostra terra della libertà, dimmi, hai mai visto il progetto ideale, l' uomo fatto da sé? E così, George Washington, io ho trovato quella libertà che Abramo Lincoln non ha saputo darmi. Per favore, dì al tuo figlio orfano che ho finalmente trovato la libertà più di quanta ne possa aver vista nel suo Sogno Americano. Le onde color ambra nei campi non saranno più le stesse poiché Dio ha donato la sua grazia attraverso un volto umano. E' successo tanto tempo fa e la nostra amicizia mostra come un evento così imprevedibile accade ancora qui ed adesso. Nella storia devastata c'è una nuova realtà, se tu solo ne sei più consapevole di quanto un sognatore possa osare, vieni e condividi questa libertà, seguici e vedrai un nuovo popolo, una nuova creazione.